Nei giorni scorsi, Emma Marcegaglia, sul giornale francese "Le Figaro" e su quello spagnolo "El Paìs" ha descritto la situazione italiana elencando i pesi che gravano sulla sua economia. Oltre ad indicare il settore pubblico come costoso ed inefficiente, la Marcegaglia ha puntato il dito contro la burocrazia ed una politica statale eccessivamente protesa a proteggere e controllare moltissimi settori: trasporti, energia, servizi.
La cosa che ha colpito molti osservatori internazionali è l'accusa, seguita da riflessione, rivolta nei confronti delle lobbies, fautrici a suo giudizio dell'indebolimento del sistema Italia a causa dei privilegi e dei veti di cui spesso sono responsabili. Emma Marcegaglia conclude l'intervista auspicando un avvicinamento italiano al modello tecnologico aziendale tedesco ed a quello efficace pubblico spagnolo.
Desideriamo ricordare al neo-presidente Marcegaglia che anche l'associazione di categoria che ha il privilegio di rappresentare, Confindustria, costituisce essa stessa una lobby molto importante perché rappresentativa di più di 120.000 aziende e dotata quindi di un peso assai rilevante nel processo decisionale pubblico avendo assunto un ruolo decisivo in ogni momento di concertazione insieme alle altre associazioni di categoria, al Governo ed alle parti sociali.
Politica e lobbies possono anche frenare la crescita economica di un Paese: questo avviene quando esiste un processo di co-decisione in cui ogni iniziativa è ritagliata a modello dei cosiddetti "poteri forti" dalla pubblica autorità. Esistono però degli istituti che consentono un controllo affinché non ci sia una contaminazione perenne fra potere ed organi di rappresentanza ed affinché non ci sia la proiezione o la sopraffazione dell'uno sull'altro: uno di questi istituti è rappresentato dalle elezioni democratiche in grado di scardinare una contiguità di interessi tra pubblico e privato e di dare vita ad un potere politico che non sia influenzabile e che si muova in modo autonomo, autorevole e non eterodiretto, capace di ascoltare ma, soprattutto, di decidere e governare.
sabato 3 maggio 2008
Intervista di Emma Marcegaglia sulla stampa estera
martedì 29 aprile 2008
S.P.Q.R.
I romani hanno deciso: Gianni Alemanno guiderà la città per i prossimi 5 anni.
Rutelli, ex-sindaco e candidato alla poltrona in Campidoglio dallo schieramento di centro-sinistra, non ce l'ha fatta.
Il divario fra i due contendenti è stato rilevante; ad entrambi spetta ora un compito assai impegnativo: al nuovo Sindaco l'amministrazione di una città che chiede prepotentemente sicurezza, semplificazione amministrativa, attenzione per le periferie e viabilità; al capo dell'opposizione il controllo sull'operato della nuova giunta comunale e la riorganizzazione territoriale del partito dopo un'attenta analisi delle ragioni della debacle.
In ogni caso, ci auguriamo che l'interesse dei romani sia anteposto ad ogni politica di parte; lo meritano loro e la millenaria storia della città.
giovedì 24 aprile 2008
Bipartitismo
Le recenti elezioni del 13 aprile scorso hanno provocato la semplificazione del quadro politico italiano. Da una frammentazione pluripartitica si è passati ad un moderno bipartitismo sul modello occidentale. La semplificazione cui si è addivenuti, ci auguriamo possa costituire il primo necessario passo in direzione di un sistema snello e compatto opposto a quello sino qui proposto all’elettore italianio: scegliere plebiscitariamente per un candidato o per tutti quelli schierati contro lui e le sue politiche. Da questo momento in avanti, la scelta dell'elettore si fonderà sulla consapevolezza di poter concorrere a determinare la persona che governerà, libera dai veti opposti da una politica frantumata per quantità ed identità, con una maggioranza definita e riconoscibile ed una opposizione chiara per composizione e ruolo. Ogni lobbista desidera Istituzioni stabili e semplificate con cui interfacciarsi e collaborare. La duratura strutturazione di un rapporto fra portatore d’interesse e decisore, caratterizza la genesi del processo di decisione in una moderna democrazia. Istituzioni forti ed in grado di decidere hanno la capacità di opporsi alle pressioni di quanti pretenderebbero favori in cambio di appoggi. L’auspicio è che il modello bipartitico si consolidi ed evolva verso un sistema in grado, sempre più, di garantire stabilità e governabilità. Una legge elettorale marcatamente maggioritaria con la previsione di un doppio turno ne faciliterebbe sviluppo e radicamento.
Lobbisti con le stellette
Il New York Times, nei giorni scorsi, ha rivelato come circa 70 ex-ufficiali dell’esercito americano ingaggiati dai principali network americani come opinionisti, siano in realtà lobbisti manipolati dal Pentagono.
Da parte dell’amministrazione Bush sono state riservate loro informazioni e visite presso teatri di guerra così che potessero poi riferire notizie positive a vantaggio del governo americano. Secondo quanto riferisce il New York Times il piano sarebbe stato ideato da Donald Rumsfeld, ex segretario alla Difesa, per invertire il trend negativo mostrato dall’opinione pubblica nei confronti di guerra e amministrazione americana.
Da tutto questo gli ex-ufficiali avevano un lauto ritorno essendo agenti lobbisti di grandi aziende legate alla Difesa o addirittura dipendenti delle medesime alla ricerca di contratti ed ordini assai importanti.
Una doppia veste da parte degli ufficiali quindi: opinionisti e lobbisti; con uno scambio di ruoli a seconda dell’occasione o delle richieste. Parole di fiducia e rassicuranti in cambio di contratti? Sembra proprio di sì.
Non è questa l’America che ci piace: è troppo lontana dal nuovo che si sta prospettando e che sta lentamente ma prepotentemente avanzando nella corsa alla Casa Bianca. Una cosa comunque tranquillizza l’opinione pubblica americana così come tutti noi: il ruolo di watch-dog della stampa che permette la diffusione di notizie altrimenti filtrate e corrette e la cronaca di comportamenti ed avvenimenti sicuramente meritevoli di sdegno e condanna.
domenica 13 aprile 2008
Italia:elezioni politiche 2008
Non dimentichiamoci di andare a votare !!
domenica 30 marzo 2008
Primo emendamento
Riportiamo, qui di seguito, il contenuto del Primo Emendamento alla Costituzione Usa; a questo frammento, il cui testo disciplina e contempla il diritto da parte del cittadino di rivolgere petizioni al governo per la riparazione di torti subiti, si è soliti far risalire l'origine del termine e dell'attività di lobbying. Solo pochi anni più tardi, in verità, il termine lobby è adoperato per la prima volta in un documento ufficiale del Congresso americano; in esso, si manifestavano esigenza e necessità di sgomberare il corridoio fuori all'aula, colmo di portatori di interessi, intenti solo a procacciare e negoziare affari con i decisori. Quindi, come si è detto altre volte, il luogo per la professione; è il luogo che identifica chi la pratica: un'ante-camera in cui è possibile contattare chi è in grado di decidere e sceglie di essere informato e portato a conoscenza di un determinato argomento, da parte di chi questo argomento lo conosce davvero bene, o semplicemente, lo rappresenta per conto di una controparte(solitamente privata). Quindi, lobbisti perchè frequentatori di lobby; lobbying in quanto esercitatori tale professione; lobbies per denotare i gruppi da loro rappresentati.Il Primo Emendamento è stato interpretato come il primo rudimentale riconoscimento del diritto di ogni cittadino americano di informare l'istituzione circa una sua istanza: da ciò l'identificazione, nel giudizio dei più, di questo come pietra basilare della moderna attività lobbistica, tesa, va ricordato, ad informare il decidente e quindi ad assisterlo nello svolgimento della sua attività, non a condizionarlo.
Leggi il contenuto di tutta la costituzione U.S.A.
domenica 2 marzo 2008
Lobbying nella terra dei canguri
Nelle scorse settimane, in un forum dedicato al tema "La regolamentazione del Lobbying nei diversi paesi del mondo", si è parlato del "Lobbying Disclosure Accountability Bill" ( 2007) dello stato della Western Australia: un corpo di norme che, superate quelle ricomprese ne "Il Lobbying Registration Scheme" del 1984 abrogato poi nel 1996, si pone come regolamentatore di ogni attività di rappresentanza d'interesse prevedendo un registro di accreditamento per il lobbista, una disciplinatura della sua attività di contatto con i decisori pubblici, la durata del suo status, un insieme di comportamenti cui tassativamente attenersi e delle sanzioni per chi le viola. Un modello, quindi, per tanti altri paesi. Non solo perchè risulta essere una legislazione moderna, efficace e lungimirante; ma perchè dimostra l'attenzione del legislatore nei confronti di un tema sconosciuto o ignorato quasi altrove. Guarda il "Lobbying Disclosure Accountability Bill" per intero: