L’Associazione Società Libera, lobby italiana di cultura liberale, presenta in questi giorni a Roma e Milano l’ottavo Rapporto sul Processo di Liberalizzazione della Società Italiana. La presentazione del Rapporto costituisce occasione per analizzare il “sistema Italia”- sempre più compresso fra sfiducia e inefficienza - e momento di discussione fra tutti i partecipanti esperti presenti. Società Libera, consapevole che l’attuale crisi sia anche la conseguenza di politiche dissennate “condotte in assenza di regole certe, controlli costanti e valori condivisi”, ritiene che vada assolutamente ripreso anche il dibattito sulla privatizzazione di diverse aziende ancora partecipate dallo stato; inoltre, Società Libera crede che l’informazione debba subire un deciso e consapevole ricentraggio del suo ruolo, così da staccarla definitivamente da manifesti conflitti di interessi ed insopportabili vuoti di pluralismo.
mercoledì 28 aprile 2010
Lobbying culturale liberale
venerdì 19 marzo 2010
Lobby e Lobbying: opinioni a confronto
Scriveva Steven Rosen, Direttore dell’Ufficio Affari esteri del Comitato Israelo-Statunitense di Affari Pubblici, in una nota personale del 1982: “Una lobby è come un fiore notturno. Fiorisce nell’oscurità e muore al sole”! L’argomentazione di Rosen appare netta e semplice nel suo vigore e nella sua linearità, ma vogliamo riferire anche l’opinione di un esperto conoscitore di lobbies e lobbying come Edward Luttwak, politologo ed analista militare americano, che trenta anni dopo questa affermazione la pensa diversamente.
Per Luttwak “gli ingredienti della lobby devono essere quelli della legalità e della trasparenza delle decisioni. La democrazia – continua – funziona quando gli abitanti divengono cittadini e proteggono i loro diritti rispettando i loro doveri. Man mano che ci si allontana da questa formula ottimale di democrazia, i cittadini si trasformano in sudditi, ignorando diritti e doveri e causando il malfunzionamento delle lobbies. Queste, poi, sono sempre esistite negli ordinamenti democratici - conclude Luttwak - perchè al loro interno è possibile la rappresentazione dei diversi interessi”.
Condividiamo le affermazioni di Edward Luttwak, perchè al pari suo riteniamo che le lobbies costituiscano espressione di democrazia all’interno di un dato sistema. Certo, è importante che l’attività di queste sia condotta da gruppi d’interesse diversi (come negli Stati Uniti), in grado di portare all’attenzione del decisore proposte diversificate, supportate da spiegazioni e chiarimenti capaci di arricchire ed agevolare il corso processuale delle decisioni e non di ostacolarlo o influenzarlo.
mercoledì 3 marzo 2010
Lobbies e corporazioni in Italia
Poco tempo fa, Francesco Giavazzi, docente di Economia Politica alla Bocconi e stimato editorialista del Corriere della Sera, come già fatto in un libello di successo, è tornato a parlare dell’Italia e dei rallentamenti cui è soggetta lungo la strada dello sviluppo. Per Giavazzi l’Italia è un “Paese in declino, grigio e prigioniero di se stesso; non premia il merito e preferisce la rendita al rischio dell’investimento. Al suo interno, le grandi Aziende invece di competere sui mercati si rifugiano in settori al riparo dalla concorrenza, mentre le corporazioni e gli ordini professionali sono arroccati in difesa dei propri privilegi. Quale, allora, la ricetta per cambiare direzione? Secondo Francesco Giavazzi “importante sarebbe riscoprire l’istituto della concorrenza” ed avvicinare le “due Italie presenti, formate da chi compete (e si impegna) e da chi è protetto (e guadagna)”. Giavazzi, poi, parla anche delle lobbies “che fanno il loro mestiere e che non provocherebbero danno a nessuno – visto che fanno solo i propri interessi – se nel sistema entro cui si muovono ci fossero concorrenza e regole chiare. Il problema è, quindi, introdurre più concorrenza e non solo regolamentare le lobbies”. Riprendiamo un esempio citato in passato da Giavazzi per descrivere la nostra Italia ingessata da privilegi e veti. Dice Giavazzi: “da noi un’aspirina costa il doppio che in Gran Bretagna, perché qui può essere acquistata solo in farmacia, a differenza di quanto avviene altrove; i farmacisti, in passato, hanno spiegato per settimane sui diversi media che sarebbe rischioso infatti lasciare liberi gli Italiani di comprare la quantità di aspirina che vogliono”.
Approviamo quanto detto da Giavazzi ed auspichiamo un intervento tempestivo ed efficace del legislatore, cosicché la distanza fra l’Italia e gli altri Paesi, soprattutto anglosassoni, possa essere almeno ristretta. Il sistema paese e soprattutto gli Italiani esprimerebbero riconoscenza!
venerdì 19 febbraio 2010
Un grande giorno ieri!
venerdì 12 febbraio 2010
Due diversi sistemi!
Alla guida di una qualsiasi società (intesa come comunità di persone, riunite non necessariamente in un medesimo luogo e che eseguono un ben individuato ufficio), sia essa impresa, partito politico, associazione categoriale, squadra o lega sportiva, deve essere collocata una persona integerrima, che possa impiegare la propria integrità per rappresentarne gli interessi all’esterno, ma anche per dirigerne i lavori e le professionalità all’interno.
In un recente post abbiamo parlato del Commissioner della Nba (Lega di basket professionistica americana), David Joel Stern, avvocato e rappresentante della lobby ebraica di New York, e della sua abilità professionale impastata di avvedutezza, competenza, antivisione di cose e scenari.
David J. Stern, ricopre l’ufficio di Commissioner Nba perchè sa far rispettare le semplici e chiare leggi che disciplinano e regolano i gangli dello sport più bello del mondo; è rispettato perchè per primo sa farsi rispettare; è temuto perchè non adotta metodologie vendicative ed odiose, ma si limita ad applicare i regolamenti; non è in discussione perchè non ama discutere; è democratico perchè governa un movimento internazionale servendosi di (persino pochi) principi liberi e liberali, conosciuti e sottoscritti da tutti i membri della “sua” comunità; è severo perchè lo sono tempi e persone; è da alcuni odiato perchè coerente e perchè non ama negoziare le sue decisioni.
Il caso. Nelle settimane scorse, Gilbert Arenas e Javaris Crittenton, compagni di squadra nei Wizards di Washington, team professionistico della Nba, hanno introdotto nello spogliatoio delle armi - alcuni giorni dopo una animata discussione -, ignorando tutti i regolamenti previsti.
Ebbene, dopo un attenta e dettagliata indagine è intervenuto David Stern che ha sospeso i due da ogni attività, sino alla conclusione del campionato Nba, privandoli, oltrettutto, anche dello stipendio. La società dei Wizards Washington ha approvato la decisione di Stern (Arenas dovrà comparire anche di fronte al tribunale del Distict of Columbia, perchè ha violato anche le sue leggi) e sta pensando alla rescissione dei contratti per i due; questi, capito la gravità del gesto compiuto, hanno accettato le decisioni prese e non hanno assolutamente criticato Stern.
Quindi, riassumendo: 1) vengono comminate delle sanzioni a due membri di una comunità, a seguito di loro gravi comportamenti; 2) la società che stipendia i due approva totalmente l’adozione di questi provvedimenti sanzionatori; 3) i destinatari delle sanzioni accettano le decisioni prese e non contestano assolutamente chi le ha adottate, 4) l’opinione pubblica approva, perchè il giudice – Stern -, come sempre, non ha minimamente temporeggiato o ammorbidito la pena inflitta.
Ci troviamo negli Stati Uniti!
Là l’ammirazione, la stima e la fiducia nei confronti di una persona maturano a seguito degli atti che compie e non delle parole che pronuncia; si usa ricordare questo nel sistema anglosassone. Possiamo, allora, ancora meravigliarci del prestigio di cui gode David Joel Stern, o di cui godono quelle persone che come Stern, sceglierebbero di dimettersi piuttosto che derogare alla propria integrità?
No, assolutamente!
Poi un qualsiasi lettore trova scritto sui nostri giornali, in questi giorni, che un calciatore è risultato positivo a due recentissimi controlli anti-doping e che la società che lo ha ingaggiato desidera solo proteggerlo e difenderlo per la sua condizione anagrafica di ragazzo e per il suo stato di umano incline a sbagliare (per ben tre volte, addirittura?), invocando coerentemente decisioni clementi (come al solito, si cerca di condizionare le scelte di un giudice, servendosi di parole ed atti che indirizzano gli atteggiamenti ed i comportamenti dell’opinione pubblica – in realtà, questa strategia viene impiegata anche negli Stati Uniti: si veda, al riguardo, il post “Amanda’s lobbying").
Ancora, sempre cronaca di questi giorni: un cantante che avrebbe dovuto partecipare ad una prossima gara canora dichiara l’assunzione quotidiana di droga; insorge la politica: cattivo maestro, indegno di partecipare alla gara canora pubblica; l’organizzazione della gara canora, con decisione: il cantante non può più essere ammesso. E’ ormai tutto deciso, quindi, irrevocabilmente. Tutti contenti, no? No! Perchè il cantante piange e prova ritrattare – aggiustandolo - l’outing; la politica ritorna sugli anatemi appena pronunciati, si commuove e dichiara di fare il tifo per la sua riammissione al concorso canoro; l’organizzazione della gara canora, spinta dalle opinioni buoniste diffuse nell’aria, ritorna sui suoi passi e condiziona la riammissione del cantante alla gara, alla sua decisione o meno di intraprendere un percorso riabilitativo (poi, però, non se fa più niente perchè il cantante si dichiara addirittura offeso; inoltre, alcuni suoi colleghi lo difendono e lo invitano a non partecipare!).
Tutto coerente da noi, no? Sì! Sembra la rappresentazione “buonista” del modello americano! Poi uno legge un giornale di sport americano in cui si parla di Stern e della vicenda di Arenas e Crittenton e si ferma a riflettere... interrogandosi!
giovedì 28 gennaio 2010
Nuova lobby Sky and Space
giovedì 14 gennaio 2010
Lobbying di Piccola Industria
Il nuovo Presidente della Piccola Industria di Confindustria è Vincenzo Boccia, campano, già Presidente del movimento dei Giovani Imprenditori e già vice di Giuseppe Morandini.
In un momento difficile come l’attuale, al nuovo Presidente spetterà un compito impegnativo, ma anche stimolante; tutte le persone che hanno avuto occasione di lavorare con lui sono assolutamente certe delle qualità, competenze e capacità che saprà impiegare a vantaggio della Piccola Industria.
Fra i diversi punti del programma di presidenza, Vincenzo Boccia ha illustrato quelle che saranno le aree su cui concentrerà con vigore l’azione dell’Associazione da lui guidata: Fisco (riduzione dell’IRAP), Credito (attenuazione dei vincoli di Basilea 2), Burocrazia (accelerare la semplificazione) e Formazione (avvicinamento dei giovani alle imprese, con il “servizio civile aziendale”, della durata di un mese).
Con una squadra di presidenza composta da nove membri preparati e con esperienza, siamo convinti che Vincenzo Boccia saprà portare avanti le istanze della Piccola Industria con la stessa energia impiegata dal suo predecessore Morandini.
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Confindustria e Fascismo, secondo una certa storiografia. Confindustria è stata accusata – soprattuto da alcuni storici , nel corso di alcuni convegni – di avere in qualche modo supportato il fascismo: Mussolini nomina, infatti, ministro del tesoro il Prof. De Stefani, economista liberale; il 2 ottobre 1925, inoltre, con il Patto Vidoni firmato tra Confindustria e i rappresentanti del regime fascista, vengono aboliti i sindacati dei lavoratori cattolici, socialisti o indipendenti; infine, nel 1926, scioperi e serrate vengono dichiarate fuori legge.
Non aggiungiamo altro a quanto appena esposto, lasciando polemiche e dispute storiche agli storici, appunto.