sabato 26 maggio 2012
lunedì 7 maggio 2012
lunedì 12 marzo 2012
mercoledì 7 marzo 2012
giovedì 1 marzo 2012
ITALIA MONDO
Riprendo l’attività del mio blog e mi guardo tutt’intorno, in questa ultima giornata di Febbraio. Assisto con interesse e curiosità alla corsa dei candidati alla presidenza degli Stati Uniti: ogni giorno apprendo un nuovo insegnamento di democrazia da chi sa vincere, ma anche gestire con controllo le sconfitte. AMMIRAZIONE. In Tibet continuano le proteste delle minoranze oppresse, attraverso manifestazioni autolesionistiche che arrivano sino al suicidio: NON LASCIAMOLI PIU’ SOLI. In Africa l’opposizione alle politiche di governi autoritari prosegue senza conseguire considerevoli riscontri e senza riuscire a destare l’attenzione o la sola curiosità della pubblica opinione internazionale (figurarsi della governance internazionale): LE VOSTRE BATTAGLIE, SONO ANCHE LE NOSTRE. Dalla Germania continuano ad arrivare addestramenti di democrazia a tutti noi: i governanti teutonici insegnano al mondo l’applicazione dell’istituto delle dimissioni. In Italia è solo evocato, minacciato e fatto temere: perché non PRESENZIAMO ALLE LORO LEZIONI? In Italia, appunto: il titolato comandante di una nave da crociera improvvisa una manovra sciagurata e provoca una strage di persone e probabilmente ambientale. I giornali di tutto il mondo assistono all’evento e ci mettono in ridicolo, dati anche i tratti tipicamente italiani della vicenda: irresponsabilità/leggerezza senza steccati, una persona di potere, una bella di turno, la corsa al suo compiacimento, la fuga al momento della responsabilità per le proprie condotte, il solito contorno di gossip, avvocati, pianti e perizie. Hanno ragione i media internazionali a deriderci? Forse sì, ma sappiano che certi personaggi rappresentano solo se stessi e non una nazione o i suoi abitatori. Il Governo “tecnico” italiano legifera con solerzia e metodo, ma quello che tesse di giorno viene guastato dalle corporazioni la sera. Scopriamo poi che i Ministri, per la maggior parte professori, hanno redditi superiori a quello dei calciatori di A (dei fuoriclasse, intendo, non dei mediani gregari) e numero di proprietà da computare solo con un abaco, vistane la quantità, la diversificazione e la diffusione sul territorio. Se sento ancora qualcuno dire che i professori in Italia sono sottopagati, prendo ad offenderlo! Giuro! Tanta solidarietà a quei lavoratori che ogni giorno lottano per mantenere il proprio posto di lavoro, contro decisioni dissennate della proprietà, politiche folli di delocalizzazione, mancanza tutta italiana di una politica industriale seria e lungimirante. SERRATE I DENTI. SIETE PERSONE MERAVIGLIOSE. Provo profonda disapprovazione per quanto sta succedendo in Val Susa, luogo in cui alcuni sediziosi, tentando di opporsi ai lavori per la realizzazione dell’alta velocità, con quotidianità si allenano nella corsa al disprezzo, al dileggio, all’offesa, all’aggressione dello Stato, rappresentato nell’occasione dalle nostre Forze Armate e di Polizia. Sappiate, indignati, componenti dei comitati, pacifisti in abbigliamento mimetico che non potete continuare ad eleggere rappresentanti delle Istituzioni Nazionali, Regionali e Locali favorevoli all’esecuzione dei lavori e poi scendere per le strade a protestare con blocchi, pietre, pianti e lamentazioni. Abbiate cognizione che non esistono supplementi alla democrazia, né tantomeno suoi prodotti sostitutivi: le decisioni spettano a chi è democraticamente eletto, il quale prima delle elezioni dichiara il suo punto di vista in merito ad un argomento con chiarezza e puntualità. Rifletteteci un po’ allora, indomiti protestatori, in fondo il concetto non è tanto più difficile, trasposto in aritmetica, di una semplice operazione del tipo:1+1= 2. Chiaro?
Ultimo argomento: l’Italia non può rimanere chiusa intere settimane, causa neve. I responsabili dei disservizi dei giorni scorsi ripassino, la sera, le lezioni basilari di protezione civile e pronto intervento.
giovedì 13 ottobre 2011
La Città Ideale
La città non è più la stessa. Non è cambiata e basta, è diversa. E fatichiamo tutti a percepirlo, tanto siamo assuefatti. La città si è allungata, come le ombre del pomeriggio, verso la periferia, che assorbe, adesso, interessi e famiglie ed aggrega, sempre più, servizi ed opportunità (periferia è quella dei grandi centri commerciali e dei quartieri residenziali; nel presente post si intende questa). La città, certamente, non riesce ad essere più competitiva, ma semplicemente perché i suoi amministratori hanno favorito lentamente una sua duplicazione, diversa, funzionale, fruibile, appena fuori dalla sua cintura murata (con servizi, uffici decentrati, istituti di credito, scuole…). Gli amministratori sono riusciti a creare due realtà, una proiezione dell’altra, e le hanno messe in concorrenza; solo che su una investono e verso questa stimolano gli altri ad investire, nell’altra scorgono, invece, solo una leva preziosa per implementare gettito e cassa municipale (strisce blu, ticket per parcheggi, ecopass…), fingendo di prendersene cura con i tanto decantati piani del traffico, che non significano quasi mai impieghi di denaro per migliorare la città, ma solo pomposi cambiamenti/aggiustamenti all’articolazione viaria (con inversioni di sensi di marcia e l’istituzione, magari, di nuovi sensi unici di percorrenza e di improbabili impianti semaforici). In verità anche le persone che popolano la città sono cambiate e la sua trasformazione deriva anche da questo. Le persone vanno tutte di corsa come se fossero incalzate da qualcuno. Non sorridono. Non si guardano attorno. Hanno da tempo pensionato ogni forma di cordialità. Anche la tecnologia ha le sue responsabilità per tutto questo. La tecnologia ed i suoi derivati hanno agevolato un cupo e triste individualismo delle persone ed incentivato una forma di socialità virtuale, che corre sul web anziché lungo le vie cittadine. Osservate per un attimo le persone in città e fissatene gesti e comportamenti: tutti alle prese con cellulari e distratti dalla musica dei lettori di musica digitale, non riescono ad interagire con gli altri, fuggendone addirittura mutualità di saluti e sorrisi; incontrano dei conoscenti e anziché fermarsi a parlare, si impegnano a richiamarli dopo al telefono, mimandone addirittura l’azione. In città sembra quasi che tutti temano i rapporti umani e l’interazione anche con le persone conosciute; sarà per questo che anche i tradizionali luoghi d’aggregazione, come le piazze, il mercato o i bar ad esempio, siano stati spossessati di quella che era la primordiale funzione di ritrovo, passatempo, ma anche di impegno.
La città soffre e soffrono anche i cittadini: urbanisti e sociologi compete a voi predisporre una adeguata cura, affinché la città torni ad essere uno spazio vitale e vissuto.



